rabbia

Non posso dimenticare

Valentina, pediatra Yemen

Ho fatto ritorno da Khamer, un piccolo villaggio a 2400 metri di altitudine, su uno degli altopiani del governorato di Amran, nel nord dello Yemen.

In questa comunità ho lavorato come pediatra a fianco di medici, infermieri e ostetriche yemeniti nella cura di bambini e neonati che l'ospedale statale accoglie e che MSF supporta, fornendo farmaci, risorse umane e attrezzatura logistica. 

Porto inciso nella memoria ogni singolo istante di una delle esperienze più intense che abbia finora vissuto.  

Tutte le ripercussioni dirette e indirette di una guerra che da anni sta dilaniando il paese si possono toccare con mano. Impossibilità da parte della popolazione ad accedere alle strutture sanitarie, risorse economiche in via di esaurimento, epidemie dovute alla riduzione delle coperture vaccinali o alle scarse condizioni igieniche: tutti fattori che incidono pesantemente sullo stato di salute del popolo yemenita, e, come accade spesso, i bambini sono tra i primi a pagarne le conseguenze.

Non posso dimenticare nessuna delle famiglie che ho incontrato, nessuno dei neonati prematuri arrivati in pronto soccorso in condizioni di grave ipotermia, dopo giorni di viaggio su auto di fortuna dalle valli remote dove vivono, o con il colera causato dalla mancanza di accesso ad acqua pulita. Non posso dimenticare le madri in lacrime costrette a rifiutare il ricovero di un loro figlio o figlia, dovendo rientrare al villaggio dove gli altri bambini le attendevano a casa. Ogni singola storia meriterebbe di essere conosciuta e condivisa.

La guerra sta lasciando tracce indelebili sul popolo yemenita, come ogni conflitto della storia, attuale o passata.

Nonostante il conflitto strida pesantemente con il suo insostenibile rumore, sembra che aleggi un muto silenzio attorno a quello che sta accadendo e si parli poco di questo Paese. Il conflitto pare totalmente sconosciuto e dimenticato dall'opinione pubblica internazionale.

Difficile pensare di essere tornati in Italia e aver lasciato colleghi, pazienti e persone a cui ci si è affezionati. Ogni giorno mi è stato insegnato come sia importante onorare l'umanità delle cose e coniugare la resilienza alla praticità della vita, che nonostante tutto continua a scorrere... e per questo un profondo senso di ammirazione e gratitudine accompagnerà sempre i miei pensieri verso il popolo yemenita.

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