gioia

Sei stata forte mamma

Rosanna, Medico Guinea Bissau

Fa caldo in Guinea Bissau, molto caldo, ma il picco della malaria, per fortuna, non è ancora arrivato. Durante il picco, l’ospedale si riempie fino all’inverosimile di bambini che si sono ammalati a causa della proliferazione di zanzare durante la stagione delle piogge e il lavoro non finisce mai: i bambini in gravi condizioni sono ovunque. 

Questo paese, dove la gente coltiva pacificamente il riso e gli anacardi, ha uno dei tassi di mortalità infantile tra i più alti al mondo: per questo motivo MSF ha deciso di intervenire nei due ospedali delle due principali città per abbassare la mortalità infantile. E io mi trovo qui. 

Oggi sono in ospedale e sto mostrando il nostro reparto alla mia coordinatrice in visita dalla capitale: “Qui si trova il triage, i casi gravi passano subito la zona dell’urgenza mentre quelli che possono aspettare vengono visitati con più calma in quest’altra zona”.

Durante la visita passiamo davanti a una mamma col suo bambino, di circa un mese, seduta su un letto nella zona dei casi meno gravi. Lei mi guarda di sottecchi, accennando un sorriso e io capisco immediatamente perché. Il mio sorriso si allarga e mi fermo immediatamente

La coordinatrice non capisce il motivo della sosta. “Quasi mi dimenticavo”, le dico, “ti devo assolutamente far conoscere questo bambino”.  Lei si volta e vede un bel bambino, un po’ magrolino ed emaciato, che mangia al seno della sua mamma e continua a non capire. 

Questo piccolino è ricoverato da circa un mese”, le spiego.  Lo guardo, è stanco ma tranquillo. Sulle braccia e sui piedi i segni dei cateteri venosi che ha avuto fino al giorno prima per eseguire la terapia. 

La mamma non fa più caso ai segni della sofferenza appena passata: guarda incantata il piccolo muovere naturalmente gli arti e prendere il suo seno. “La mamma è felice perché oggi questo campione sarà dimesso e potranno tornare insieme a casa”.

Questa giovane donna aveva capito bene il rischio corso dal suo piccolo. Durante il ricovero, il bimbo ha ricevuto una quantità di cure importanti e in alcuni momenti stava davvero male con dolorosi spasmi muscolari che gli rendevano difficile anche respirare. Credo proprio che per la mamma non sia stato facile restare accanto al suo bambino sapendo che, ogni volta che lo toccava, gli provocava ancora più sofferenza. “Vedi, adesso sta bene, ma questo bambino ha avuto il tetano neonatale”, continuo a spiegare.

Noto lo stupore nello sguardo della coordinatrice e poi un piccolo grido di gioia. Lei sa bene che il trattamento del tetano neonatale non è per niente semplice e circa un paziente su due non ce la fa. Chi ce la fa va spesso incontro a danni cerebrali non indifferenti. Il piccolino invece sta bene e mangia dal seno della mamma, che in questo momento è la persona più felice della terra.  

Non riesco a guardare in faccia la coordinatrice, che nel frattempo non resiste alla tentazione di prendere una manina del piccolo, perché temo che mi si possano riempire gli occhi di lacrime. Poso una mano sulla spalla della mamma e la stringo un attimo come per dirle “Sei stata forte!”, ma so che a lei non interessano i complimenti. 

A lei interessa solo il fagottino che ha fra le braccia e immagino che cerchi di imprimersi nella memoria questo momento per tutta la vita: il suo bambino è sopravvissuto e la sua scelta di portarlo all’ospedale è stata la scelta giusta.

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