gioia

Sopravvissuto all'ebola

Alexander, promotore della salute Liberia

Voglio raccontarvi di un giorno che non dimenticherò mai. Lavoravo per MSF come promotore della salute, visitando villaggi e spiegando l’Ebola alle persone: come proteggere se stessi e le proprie famiglie, cosa fare alla comparsa dei sintomi, garantendo che tutti conoscessero il numero di MSF da chiamare in caso di necessità.

In quei giorni l’Ebola aveva raggiunto la Liberia. Avevo provato a spiegare il virus alla mia famiglia ma i miei sforzi non sono serviti. In poco tempo ho perso mia moglie, mio fratello e due delle mie figlie a causa della malattia. Mi sentivo impotente.

Il maggiore dei miei figli, Kollie James di 18 anni, era ancora a Monrovia nella casa dove la nostra famiglia si era ammalata, ma non mostrava i sintomi della malattia. Mi ha chiamato e mi ha detto: “Tutti si sono ammalati e io non so cosa fare”. Gli ho detto di venire a Foya per stare con me. 

Quando mio figlio è arrivato, le persone del villaggio ci hanno allontanato. Dato che i nostri famigliari erano morti, mi hanno detto di portare via Kollie James. Ci siamo dovuti trasferire. 

La mattina seguente mio figlio sembrava più stanco del solito. Ero preoccupato. Non aveva sintomi come vomito o diarrea, sembrava solo stanco. Il test per l’Ebola è risultato positivo. È stata una notte di agonia. 

Il giorno dopo gli psicologi di MSF mi hanno calmato, mi hanno detto di aspettare, di stare tranquillo. Mi sono seduto con loro e abbiamo parlato a lungo. Ho potuto vedere Kollie nel centro di trattamento da dietro la recinzione e gli ho detto: “Sei la mia unica speranza. Devi avere coraggio”. Lui ha risposto: “Lo farò. Sopravvivrò all’Ebola”. 

Ogni giorno gli psicologi mi sono stati vicino e mi hanno fatto parlare. E questo mi ha aiutato a stare meglio. Dopo qualche tempo, mio figlio ha iniziato a stare molto meglio. Iniziava già a muoversi per il Centro. 

Fino al giorno in cui l’ho visto uscire, non riuscivo a credere che sarebbe successo veramente. Ero così felice. L’ho guardato e mi ha detto “Papà, sto bene”. L’ho abbracciato. Molte persone sono venute a vederlo non appena è stato dimesso. Erano tutti così felici di vederlo fuori. 

Quando l'ho portato a casa ho deciso di fare una piccola festa per lui. Da allora, facciamo tutto insieme. Un giorno mi ha detto che vorrebbe studiare biologia e diventare un medico. Voglio fare tutto il possibile per far sì che realizzi i suoi sogni e possa avere successo nella vita.

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