dolore

Una violenza inconcepibile

Marco, Logista Repubblica Democratica del Congo

Arriva una chiamata nella notte da Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. A Kakenge, villaggio a 180 km a nord del nostro progetto, da tempo è in atto uno scontro violento tra due diverse tribù e un gruppo di miliziani qualche giorno fa ha dato l’assalto all’ospedale. Si parla di molti morti e feriti e mi avvertono che abbiamo a disposizione un volo di elicottero per evacuare i più gravi.

Bisogna fare molto in fretta e, di primo mattino, con Vincent, responsabile medico del progetto, organizziamo il materiale e la piccola equipe medica che salirà sull’elicottero per il recupero dei feriti. 

Aspettiamo ormai da mezz’ora sotto a dei manghi nella calura del primo pomeriggio quando finalmente sentiamo il battito delle pale dell’elicottero che sta per arrivare.

Ci avviciniamo alla pista con le tre macchine quando il polverone non si è ancora dissolto e si apre già il portellone posteriore. 

Piloti, assistenti dell’atterraggio…nessuno parla, come se la vicinanza al dolore imponesse un’obbligatoria forma di rispetto.

I feriti in grado di camminare scendono accompagnati da un familiare che li assisterà durante il ricovero. All’interno restano ancora tre barelle allineate, con i più gravi. Aggrediti in un modo brutale a colpi di machete, si sono protetti come hanno potuto con le braccia e tutti hanno ferite profonde e fratture.

Con Vincent ci capiamo con lo sguardo e pochi gesti. Entriamo nel vano di carico dell’elicottero e solleviamo una delle barelle: non pesa quasi nulla. Lì disteso, c’è un uomo semi incosciente e magrissimo, sopravvissuto senza cure ad alcuni giorni di coma. Lo hanno colpito ripetutamente in maniera disumana in pieno volto e sul collo. Ha una ferita al fianco, la mascella ed entrambi i polsi fratturati. Un miracolo come abbia potuto sopravvivere. Provo sconforto per l’inconcepibile violenza che ha subito. 

Dobbiamo procedere a passo d’uomo, con le macchine in convoglio, perché uno dei feriti soffre molto ad ogni sobbalzo lungo la strada che attraversa tutta la città di Kananga fino all’ospedale.

Dopo alcune settimane, l’uomo che abbiamo soccorso dall’elicottero è ancora nel suo letto d’ospedale, sempre magrissimo, le mani bendate e il volto attraversato dal segno indelebile di una violenza inaudita. L’infermiere mi dice che fa fatica a nutrirsi. Gli porgo qualche parola semplice di incoraggiamento e lui mi risponde “Sì, sì, mangio!”.

L’anziana madre siede accanto in silenzio. Mi domando quali pensieri e quali speranze attraversino il loro cuore.

Testimonianze

Cover dell'articolo

rabbia

Leggi
Cover dell'articolo

gioia

Leggi
Cover dell'articolo

paura

Leggi
Cover dell'articolo

dolore

Leggi
Cover dell'articolo

speranza

Leggi